I Ricordi di Massimiliano…
Nel 1991 avevo 14 anni. Le comparative estive sulle riviste specializzate e le compagnie di ragazzi piu’ “grandi”, tutti in gruppo con le loro moto 125 belle e luccicanti, accrescevano il livello di testosterone a valori galattici. Per noi che al bar gioco-forza ci si doveva andare in bicicletta o col Ciao, perche’ “era meno pericoloso”, era uno strazio. Che palle!
Dopo anni di purgatorio trascorsi a sognare “il 125”, finalmente nel 1996 la svolta. A fronte di un buon voto alla maturita’ e di un mese di settembre dedicato alla raccolta delle pere (..per fare cassa!), riesco ad ottenere dai miei il nulla osta. E allora si parte. Si va in paradiso, biglietto di sola andata: mi compro una Cagiva Mito 125 usata del ’91. La prima versione carenata, tenuta da Dio: pochi chilometri, cerchi bianchi e rossa come il fuoco!
Quella sera lì, a metà settembre, sono rimasto in cortile per ore: guardarla, salirci sopra, accendere il motore e poi spegnerlo, centro metri in prima, lungo la via… Era la Mito, la mia prima moto! Sembra stupido dirlo, ma le volevo bene… L’ho tenuta per quattro anni durante i quali abbiamo girato più o meno 30.000 chilometri in lungo e in largo. E siamo andati in montagna, al lago, da soli, in compagnia…quante amiche e morosine hai caricato, cara Mito!
Poi nel 2000, ti ho venduta. Per pochi denari, come Giuda. Me ne sono pentito quasi subito, ma il posto in garage non c’era e doveva arrivare la Desmosaura, ovvero la Ducati Supersport che tutt’ora possiedo. Ma questa, come si dice, e’ un’altra storia. Di certo quello che ho imparato dalla vicenda e’ che le moto sono emozioni. Venderle, dopo che ci si son fatte tante esperienze/avventure, resta, in ogni caso, un vero peccato. A prescindere dalle ragioni.
Infatti recentemente, assalito dai rimorsi, sono riuscito, assieme ad alcuni amici, ad entrare in possesso di un altro esemplare di 125 dell’ epoca dei .. “sogni”. Si tratta di una Suzuki RG 125 Gamma del 1993 che giaceva nello scantinato di un mio collega di lavoro. Pagata “a peso di ferrovecchio” la “suzukina” (come e’ stata molto fantasiosamente ribattezzata da noi amici) ci ha tenuti impegnati per ripristinarne il funzionamento e renderla nuovamente efficiente dopo il fermo quasi decennale.
Nell’estate 2008 “l’opera” era pressoche’ pronta e, dettagli a parte, funzionava perfettamente. Infatti l’ abbiamo assicurata per un paio di mesi(luglio e agosto2008) e usata come seconda moto a turno, un po’ per uno. Ultimamente gli altri soci se ne sono disinteressati, e visto che risulta intestata al sottoscritto, come voluto dalla maggioranza, ho deciso di restaurarla definitivamente. Vero che non rappresenta una pietra miliare per la categoria, ma la scarsa diffusione di questo modello la rende, se non altro, particolare. E poi mi ci sono affezionato!
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