I Ricordi di Enzo…


Era il 1973 quando frequentavo la quarta classe della scuola elementare a Fasano, piccolo paese in provincia di Brindisi nella Puglia centrale. Ogni giorno per raggiungere l’edificio scolastico passavo davanti all’officina meccanica di un certo RUGGIERO NICOLA (stimato meccanico, bravo pilota e concessionario LAVERDA a Fasano) ed ogni giorno rimanevo affascinato nel vederlo tirare fuori le moto ed iniziare a lavorare con tanti attrezzi.


La cosa che più di ogni altra mi incuriosiva molto era capire perché con il solo movimento del polso destro la sua moto da corsa (quando la riscaldava) faceva tanto fumo e riusciva poi a schizzare via in sella a tutta velocità facendo un gran rumore. Cosa succedeva in quel movimento del polso? Perché la sua moto camminava? Per avere una risposta a questi miei primi interrogativi, durante gli anni delle scuole medie e con i primi approcci ai vari FANTIC CABALLERO, CIMATTI MINI CHIC, ecc…, iniziai a capire che il filo dell’acceleratore entrava nel carburatore e permetteva alla miscela di entrare e così via tutto il funzionamento del motore.


Furono di grande aiuto, ricordo, le letture dei vari MOTOSPRINT e le tante domande che facevo a mio fratello (anch’egli appassionato di auto e preparazioni) insieme agli smontaggi dei vari cinquantini che inevitabilmente non riuscivo mai a rimontare per intero senza che avanzassero rondelle e bulloni oltre le numerose cadute che facevo nel capire come rimanere bene in sella e fare le curve. Gli anni che seguirono fino alla maggiore età, furono intensi di grandi emozioni perché ebbi modo di guidare le prime moto di serie rubando le chiavi a mio fratello: LAVERDA 750 SFC , HONDA FOUR 350 (4 in 1 rumorose), KAWASAKI MACH III, KTM 175 ENDURO, MORINI 3 E ½ e altre di grossa e media cilindrata ed ogni nuova esperienza era una gioia per me che ancora a tutt?oggi non saprei associare un valido aggettivo.


Nel 1981 con la patente nuova di zecca, arrivò l’acquisto della mia prima moto dopo i vari litigi con mio padre.. una KAWASAKI GP550Z usata con 5000 Km. Con questa moto (guidata fuori legge per tre anni perché bisognava avere 21 anni) percorsi 40000 km toccando città come Genova, Milano partecipando a vari raduni; nella mia mente però la voglia di confrontarmi con altri era tanta e gareggiare in pista veramente era il sogno.


Un giorno lessi su MOTOSPRINT che la LAVERDA stava organizzando uno trofeo monomarca col modello LB Sport del 1984 e subito nella mia mente scattò tutto un progetto per parteciparvi: rimase tale perché purtroppo ancora non avevo un lavoro stabile che mi permettesse di affrontare le varie spese. Nel 1984 ricordo mi documentai molto sul trofeo e seguivo tutte gare leggendo MOTOSPRINT con il rammarico di non aver potuto partecipare.


Finalmente però quando arrivò il lavoro, si avverò il mio sogno: modello LB1 del 1985 ed iscrizione al campionato con tanti debiti che ancora oggi li ho bene stampati in mente, ma la gioia era immensa che tutto ormai si concentrava sulla prima gara che si doveva svolgere all?autodromo di Varano. Raccontarvi adesso che non riuscii a prendere parte alla prima gara per mancanza di denaro forse mi farà uscire ancora una lacrima, ma questa è la dura e cruda realtà che vivevo in quegli anni e nel mio paese; perché in quegli anni non interessavano a nessuno gli sforzi che molti ragazzi facevano nello sport (altri miei amici facevano atletica, lancio del peso, salto con l’asta e maratone) quelli erano gli anni in cui i politici avevano campo libero per fare mille affari senza badare ad altro.. i miei amici erano ancora più squattrinati di me e mio padre già contrario alle mie idee riteneva assurdo spendere soldi per tentare di farsi male.


E’ doloroso scrivere la situazione che vivevo ma sicuramente il saper fare sacrifici e lavorare fino a tardi per raggiungere un traguardo, è stata di certo la formazione più grande che ho avuto e che mi è servita in futuro.


Finalmente però sono al secondo appuntamento (quello di Vallelunga) e ci sono tutte le carte in regola per partecipare: moto ok abbigliamento ok soldi per il viaggio ok attrezzi ok ma manca il mezzo con cui andarci.. ma la mente di chi vuole correre in moto non ha alcuna pausa e chiedendo (e rubando) a mio fratello la sua 127 panorama diesel che usava in ferramenta, la mia follia prendeva corpo. Smontati i sedili posteriori e di destra, smontai le carene della moto e le ruote lasciando un piccolo spazio per far accucciare il mio amico che mi assecondava in questa nuova pazzia: tutto era pronto per andare a Roma. Partenza di sera e arrivo prima dell’alba; come i meccanici che ruotano intorno ad una grande moto da GP (ma io ero solo a farlo), montai subito tutto e quando ero quasi ridotto ad una pezza vecchia per la tanta stanchezza ed il mancato riposo notturno, di colpo la mia mente cancellò tutto ed ero fresco e concentrato per le prime libere.


Uscendo dal box (o meglio dallo spazio a me assegnato sul prato del retro-box) ero ormai così felice tanto da pensare che anch?io qualcosa in comune con tutti i piloti di motociclismo e con i vari nomi SPENCER LUCCHINELLI e così via la avevo: STAVO IN PISTA PER GAREGGIARE COME LORO. ANCH’IO ERO UN PILOTA DI VELOCITA’ IN PISTA COME LORO. Il tempo in prova mi permise di far parte al secondo raggruppamento per la gara, ma durante la stessa una copiglia che teneva la leva del cambio saltò via e fui costretto a rientrare. Fu grazie al bravo EZIO GIANOLA che vedendo di cosa si trattava prese subito la sua cassetta e mi sistemò col filo di ferro la leva e gridandomi: “LA GARA NON E? ANCORA FINITA!!!!!! VAI!!!!”. Mi spinse e continuai a girare. Grazie alle cadute di altri tre partecipanti, mi qualificai per la finale.


In finale, a pochi giri dalla fine, una caduta al tornantino mise fine alla mia grande prima esperienza di gara: contusione al malleolo e sbucciatura mano destra. Dolorante e zoppicando smontai nuovamente la moto, la caricai in macchina e feci ritorno a Fasano.


Questo mio racconto è la testimonianza della mia passione per le moto e per le 125cc. in particolare. Passione che da allora sempre è presente in me e che sempre avrà uno spazio nella mia mente.


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