Aprilia AF1 Futura 125 – 1990


La Futura con il codone rosso! Allora chiamavo così l’Aprilia AF1 Futura del 1990.  La sognavamo tutti ed anche chi tra noi ragazzini non aveva poi questo grande interesse per le moto, si soffermava comunque a guardare le foto sulle riviste dell’epoca e ad ammirare con stupore quando ne passava una per strada.

Chi aveva 16 anni e genitori consenzienti, si metteva in garage la 125 più affascinante fino ad allora prodotta. Una moto che nel ’90 è stata la 125 più venduta e che ha vinto con Max Biaggi e Paolo Aicardi il campionato sport production 125. Chi aveva 14 anni poteva aspirare alla sorellina di 50cc che le era praticamente identica, ma con il codone monoposto arancione. Invece, chi come me nel ’90 aveva 13 anni… se le sognava entrambe e ancora si ricorda di una lettera su una rivista dell’epoca dove un felicissimo giovane lettore ringraziava il suo papà che il giorno del compleanno gli aveva fatto trovare in garage posteggiata affianco alla Futura 125 del fratello maggiore la gemella Futura 50!

Poi sono cresciuto e quando nel ‘93 avevo 16 anni, la Futura col codone rosso era già considerata una “classica” e quindi fuori dal campo radar di ogni sedicenne potenziale 125ista.

Tuttavia, come avete già capito, si tratta di una moto che mi è sempre rimasta nel cuore. Pertanto, quando nel 2007 ho acquistato la “mia” NSR, ho cercato anche la Futura che tanto avevo sognato e magicamente ecco che compare un bellissimo conservato in provincia Latina.

Non avendo la possibilità di andarla a vedere di persona mi sono fidato e ho fatto bene! Si trattava di un bellissimo conservato, tutto originale, uniprop e con appena 10000km. Pensate aveva ancora il portachiavi originale Aprilia in gomma nera e anche il libretto dei tagliandi!

Naturalmente, il buon David doveva farmi spendere qualche soldino e quindi… con la Futura ho iniziato anche a sporcarmi le mani per far guadagnare di meno il buon David! Con la Futura ho iniziato ad apprezzare le varie differenze che si celano dietro le carene di ogni 125 e come un bravo garzone di bottega, i lavori più umili come sgrassaggio e smontaggio di tutte le varie parti sono diventati per me motivo di orgoglio!

Insomma con le mie cure la Futura è stata svestita e pulita a dovere, mentre con le più abili cure di David il gruppo termico è stato ben pulito assieme allo scarico, la valvola RAVE ed il carburatore revisionati, i liquidi sostituiti e la ciclistica revisionata.

In quasi tre anni ho percorso quasi 1000km e ogni volta che vado a farci un giro, la Futura mi piace sempre di più. Il Rotax 123 è un vero portento paragonato al propulsore della NSR e la spinta è decisamente superiore a tutti i regimi. Non solo è più potente, ma vibra anche poco e ha una qualità dell’erogazione veramente splendida per un 2T di piccola cilindrata. Notevole poi il sound di aspirazione che grazie alla cassa filtro particolarmente permissiva ricorda più un motore da cross per come sale di giri! Veramente perfetto il cambio. Difficilmente se ne trova uno altrettanto preciso e silenzioso anche su moto di cilindrata ben maggiore.

La ciclistica è stabile e sincera. L’impostazione da sportiva senza compromessi premia la guida sportiva a discapito della guida stradale, ma quella strumentazione col grande contagiri a fondo bianco con quel rumore di aspirazione del motore ti fa sentire su un circuito ogni volta che si sale in sella e quindi… a chi interessa non sia molto comoda per le passeggiate? L’unico appunto è la forcella un pò troppo dura, specie quando l’asfalto non è perfetto. Una maggior escursione sarebbe raccomandabile.

Nel complesso la Futura è veramente un mondo a parte rispetto alla NSR ed è netta la sensazione di sportività che si trae dalla belvetta di Noale. Difetti particolari non ve ne sono, sebbene la qualità degli assemblaggi e delle verniciature non sia all’altezza di quanto visto su NSR e Mito. Un fastidio, però riscontrabile solo quando l’asfalto non è perfetto, sono le eccessive vibrazioni del cupolino che è piuttosto grande per non essere dotato di un apposito telaietto. Ciò porta gli specchietti a muoversi eccessivamente e quindi alla continua fastidiosa necessità di regolarli.


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